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La storia della Fondazione
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Don Luigi RIvetti (1858-1928) bibliotecario per 44 anni della Morcelliana

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BUONA   NAVIGAZIONE !

La Fondazione “Biblioteca Morcelli-Pinacoteca Repossi”:
tracce per un itinerario storico dal sec.XIV ai giorni nostri

Nel 1991 Giuseppe Vavassori , nel delineare il complesso percorso di un'istituzione di provincia, annota: “La ricostruzione delle vicende relative alla biblioteca Morcelliana ed alla pinacoteca Repossi, che dopo essere state sempre inserite negli enti assistenziali assumono la configurazione giuridica di fondazione solo nel 1966, deve allacciarsi alla storia delle istituzioni scolastiche clarensi. La connessione è dovuta alla precisa volontà dei fondatori, chiaramente registrata anche nei loro testamenti: destinare questi patrimoni agli organismi gestori delle scuole, affinché gli studenti in particolare ne ricavino il massimo beneficio” .

Le scuole

Fin dal secolo XIV vi è la testimonianza di scuole pubbliche a Chiari. Varie fonti documentano che risale al 1420 il riconoscimento di un corso di studi classici privilegiati e pubblicazioni di carattere locale ricordano che il buon funzionamento delle scuole di diverso grado è dovuto anche alla presenza di un’accademia umanistica, "La letteraria" , ed al prestigio di non pochi intellettuali i quali, dopo esser vissuti o aver insegnato a Chiari, passano in città più grandi, come Andrea de Mercadantibus a Brescia, Pietro Lazzaroni a Pavia, Giovita Rapicio a Bergamo, Vicenza e Venezia, Fausto Sabeo alla Biblioteca Vaticana.
Lo stesso Stefano Antonio Morcelli, nella prefazione al libretto stampato anonimo col titolo Costituzione delle scuole publiche di Chiari, esalta il fatto che nei secoli precedenti "quà dalle vicine castella e dalle città stesse mandavansi giovani non senza buon successo ad apprendere le lettere Latine e Greche", mentre auspica che Chiari recuperi "il vanto di essere l'asilo de' buoni studj e il ricetto felice degli studiosi" .
La comunità clarense, nel periodo di passaggio dal medioevo all'età moderna, esprimeva dunque una sua vivacità culturale, che peraltro si accompagnava alla rivendicazione di un ruolo proprio anche in ambito politico-amministrativo, con ricorrenti velleità separatistiche dall’egemonia del capoluogo (si pensi alle effimere contee di Carmagnola e di La Palisse presto soffocate dal dominio veneto ).

Il collegio

Durante il Seicento viene istituito un collegio per gli studenti.
Le fonti archivistiche conservate testimoniano infatti che nel 1615 il canonico Angelo Bosetti presenta in Consiglio comunale una serie di proposte fra cui, inter cetera, de elligendo et erigendo Collegium de docendo filijs artes liberales et litteras» .
La proposta viene approvata dal Consiglio comunale, il quale affida allo stesso canonico Bosetti l’incarico dell’attuazione del progetto.
Nel 1667 si delibera all’unanimità la sistemazione del collegio e del ginnasio annesso in case di proprietà comunale da poco acquistate e l’anno successivo si approva un regolamento elaborato dagli insegnanti .
Le vicende posteriori non sono sempre facili e lineari, complicate anche dalle vicende belliche. A causa della “angustia del habitatione” la vecchia sede scolastica, che già ospita 164 allievi (Chiari intorno al 1770 ha circa 6500 abitanti), è inadeguata rispetto alla crescente richiesta di iscrizioni. La soluzione si trova quando Pietro Giuseppe Faglia (1691-1768), dal 1740 prevosto di Chiari, nel suo testamento nomina erede universale il locale Consorzio dei poveri, finalizzando i propri beni alla “institutione delle scuole publiche per instruire la gioventù nel santo timor di Dio, e nelle Lettere” . La “casa dominica” del defunto prevosto, “un casamento in Chiare in contrata di Cortesano di corpi tredici di case” diviene la sede del collegio e delle scuole, dopo che l’Amministrazione comunale ne ha richiesto ed ottenuto, da parte del Governo veneto, l’autorizzazione al trasferimento . La nuova ubicazione permette di organizzare un insegnamento su vasta scala: “si istituirono letture di sacra scrittura, di teologia, di filosofia e di giurisprudenza e scuole di lingua greca, di retorica, di grammatica –suprema ed infima-, di aritmetica e tre scuole elementari e primarie” . Siamo sul finire del secolo XVIII. A Chiari viene chiamato come prevosto Stefano Antonio Morcelli.

La biblioteca Morcelliana

Il maggior storiografo locale, monsignor Giovan Battista Rota, scrive che “le scuole nostre toccavano l’apogeo quando il Morcelli ne divulgava le costituzioni ed istituendo un’accademia, spronava la gioventù a studiare gli autori greci e latini” . Fra le prime iniziative che l’ex-gesuita e celebre epigrafista intraprende, tutte dedicate al rilancio della vita religiosa e culturale della comunità, c’è appunto quella del riassetto normativo delle scuole pubbliche clarensi, il cui corpo insegnante è formato quasi esclusivamente da ecclesiastici. Lo stesso Morcelli – “il cui operato pastorale mostra singolari analogie con quello, di qualche decennio precedente, del cardinal Querini nella città di Brescia” - è il responsabile dell'intreccio tra le vicende delle istituzioni scolastiche locali e quelle assistenziali. Fin dai primi anni dell’Ottocento egli apre agli studenti presso la propria abitazione la sua straordinaria “collezione” di libri, organizzata secondo una classisficazione che rimane immutata a tutt’oggi, e nel 1817 sottoscrive un breve testamento con cui dona la sua "Biblioteca coi relativi attrezzi di legname a vantaggio della studiosa gioventù di questo Comune" alla Congregazione di carità
-chiamata anche Ente elemosiniere -, sorta nell 1807 in sostituzione dei vari enti caritativi privati, tra cui anche il Consorzio dei poveri al quale, fin dai primi anni del XIX secolo, era stata affidata la gestione del ginnasio e del Collegio, mentre le scuole elementari erano di competenza del Comune. Morcelli dichiara essere suo "desiderio che venga eretto nel Collegio il locale all'uopo entro anni cinque avvenire" . Il prevosto muore nel '21. L’anno seguente, l’architetto bresciano Antonio Vigliani, rispettando i termini del testamento, completa la sistemazione del salone, presso la sede del Collegio; si organizza il trasporto di libri e scaffali dall'abitazione prepositurale alla nuova sede, sotto la soprintendenza di don Tommaso Begni, l'insegnante del ginnasio clarense che ricoprirà anche l'incarico di bibliotecario per vent'anni, fino al 1842 . Don Antonio Faglia nel 1833 e lo stesso don Tommaso Begni nel 1843 lasceranno alla biblioteca Morcelliana le loro raccolte librarie, arricchendola di edizioni rare e di pregio.

La pinacoteca Repossi

La pinacoteca nasce nel 1854, per legato testamentario di P. Bartolomeo Repossi (1776-1854), con modalità e finalità simili a quelle che hanno originato la Biblioteca Morcelliana.
Nato nel Milanese, a Binasco, Repossi sembra avviato alla carriera ecclesiastica, quando, attratto dai principi e dagli ideali della rivoluzione francese; lascia il seminario e trova impiego negli uffici giudiziari del nuovo regime repubblicano. Lavora a Brescia e a Bologna, dove studia e si laurea in giurisprudenza nel 1814. Con il ritorno a Bologna del governo pontificio, Repossi abbandona la città e passa ad esercitare l'avvocatura a Chiari. Qui ottiene vari incarichi sia politici che professionali, fra cui l'insegnamento di "belle lettere" nel locale collegio fino al 1821.
Muore il 7 aprile 1854 e nel suo testamento dichiara che "tanto la libreria, quanto la raccolta di incisioni e litografie, ed i quadri ed i marmi ed i gessi dovranno essere addetti alla Biblioteca Morcelliana ed accrescerne il prezioso tesoro per la pubblica istruzione maestra di civiltà e sorgente di prosperità pubblica e privata”. Destina 4000 lire per la costruzione delle sale necessarie alla collocazione delle opere ed aggiunge: “impongo l’obbligo assoluto, e sottopongo il legato a questa precisa condizione, che l’istituto stesso debba provvedere a mantenere un professore di disegno applicabile specialmente alle arti e mestieri” . Come molti musei lombardi, che nacquero dal connubio fra istituzioni scolastiche ed accademiche, anche Chiari si arricchisce perciò di un piccolo museo, affiancato da una scuola di disegno che trova il punto di riferimento proprio nel rapporto diretto con le opere della “collezione” Repossi. L’Istituto elemosiniere, entrato nel 1856 in possesso della somma che Pietro aveva destinato alla sistemazione della collezione, acquista due case dai fratelli Bartolomeo e Marta Claretti, entrambe confinanti con l’edificio delle scuole ed incarica l’ingegner Ludovico Martinengo a ristrutturarle per sistemarvi (1861) la pinacoteca.
Già nel 1860 il bibliotecario don Faustino Bocchi , redigendo il primo inventario, dopo aver contato circa 15.000 volumi distribuiti in tre sale, enumera gli oggetti di “belle arti” e registra la presenza di “1473 incisioni sciolte, altre 294 in quadro, due gruppi marmorei, sei quadri ad olio, 20 gessi, 325 calchi di medaglie”: le cifre, relative al settore "belle arti", riguardano quasi certamente la donazione Repossi, l'unica intervenuta nel frattempo.

Sviluppo della biblioteca e del museo

Durante l'Ottocento la biblioteca e l'annesso museo hanno in organico un bibliotecario ed un vicebibliotecario, mentre il "basso servizio" viene prestato dal bidello del collegio. Ci sono trenta posti a sedere e l'apertura al pubblico (prevalentemente studenti e professori del collegio, cui soltanto il prestito librario è riservato) consiste in due ore al giorno per dieci mesi all'anno Alle spese provvede la Congregazione di carità, ma la disponibilità economica non consente di acquistare più di una trentina di opere all’anno. La biblioteca deve inoltre fare i conti con uno squilibrio interno al suo patrimonio librario, causato dal tipo di crescita che la contraddistingue, crescita dovuta quasi esclusivamente alla “somma” di biblioteche private, fisicamente accostate fra loro : ciò comporta evidenti lacune in certe materie e l'eccesso di doppioni in altre.
Nel contempo il legame tra enti assistenziali, biblioteca, museo ed istituzioni scolastiche va progressivamente allentantandosi .; le scuole entrano nell'ambito dell'intervento statale, a partire dalle Elementari fino al Ginnasio "Stefano Antonio Morcelli" (che diventa "parificato" nel 1864 e "regio" nel 1888), pur continuando ad essere ubicate nel palazzo Faglia (che tuttora i “vecchi” di Chiari chiamano il “Ginnasio” e che è, ancor oggi, la sede della Fondazione Morcelli-Repossi).
Nel 1880 la biblioteca ed il museo vengono giuridicamente distinti dal settore scolastico con un decreto regio che sancisce la nascita dell’Ente morale “Opera pia Ginnasio Clarense - Biblioteca e Pinacoteca”, ente che continua ad essere amministrato, assieme alla scuola di disegno, dalla Congregazione di carità. Dopo alcuni decenni (1936-37) avviene anche la separazione “fisica” delle scuole pubbliche che vengono collocate in una nuova sede appositamente costruita .
Tra Otto e Novecento per ben 44 anni dirige la biblioteca Don Luigi Rivetti (1858-1928): con lui la figura del bibliotecario acquista prestigio professionale. Gli storici locali sono concordi nel ritenere che “alla sua iniziativa è senza dubbio dovuto il periodo più fecondo della vita della biblioteca e del museo” : vengono compilati cataloghi alfabetici per autore delle opere a stampa; giunge il lascito di Ferdinando Cavalli composto di 4.500 volumi, 6.500 opuscoli e 510 incisioni (si dice le migliori); il Comune deposita presso la biblioteca il proprio archivio storico; viene pubblicato l'inventario di tutti i manoscritti.
Don Rivetti, formatosi alla scuola di monsignor Giovan Battista Rota, scrive una quarantina di monografie, quasi tutte di argomento locale (“Briciole di storia patria” lui le chiama), inizia operazioni di restauro e conservazione; arricchisce la pinacoteca di varie opere, attraverso donazioni di privati cittadini (i Rota, i Faglia, i Mazzotti-Biancinelli, i Maffoni…) e depositi di Enti (Parrocchia, Ospedale…); poco prima di morire, grazie ai buoni rapporti che da sempre intratteneva con la famiglia Rota, Rivetti riesce a procurare alla pinacoteca, attraverso il lascito di Marianna Rota, quello che ancor oggi rimane uno dei nuclei di opere pittoriche museali più importanti per qualità e quantità: la collezione d’arte della famiglia Rota.
Don Luigi, tuttavia, probabilmente a causa della strutturale carenza finanziaria, è costretto ad organizzare anche la vendita di oggetti d’arte, soprattutto incisioni e libri posseduti in più copie, arrivando a pubblicare nel 1890 il Catalogo delle opere vendibili presso la Biblioteca Morcelliana di Chiari, che comprende ben 400 titoli . Alla fine del secolo, pinacoteca e biblioteca, seppur “scrigno di tesori”, vanno diventando “meta nascosta di pellegrinaggi intellettuali” (A. Emiliani) più che luogo di studio e ricerca, tant’è che nel 1890 lo stesso Rivetti lamenta il rischio che l’istituzione sia "destinata ad essere una Biblioteca fossile non avendo né fondi né sussidi per l'acquisto di opere moderne" .
Con la sua morte (1928), inizia un periodo involutivo delle due istituzioni culturali, in quanto, dopo di lui, “sparisce ogni traccia di inventari patrimoniali o di gestione biblioteconomica del servizio” .
La gestione quarantennale del nuovo bibliotecario, Pier Giuseppe Lancini, presenta luci ed ombre: egli riesce a fare della pinacoteca Repossi una delle tappe obbligate nei percorsi di visita delle “autorità”; promuove il prestito di opere per mostre in varie città (Brescia, Zurigo…); aumenta il numero dei depositi e delle donazioni di opere d’arte, ma trascura del tutto la sfera amministrativo-biblioteconomica. La Biblioteca Morcelliana e la Pinacoteca Repossi si avviano così a diventare per i clarensi oggetto di vanto, la cui fruizione si riduce sovente alla mera “visita” di scolaresche o di autorità di passaggio in città; divengono “luogo di ricerche e studi sofisticati, palestra per animi nobili o, più prosaicamente, polverose stanze per studiosi anemici”, ove vigeva quasi la “strana convinzione che la cultura fosse un diletto dei notabili che si riunivano in riunioni private su personale invito” .
Nelle stanze che si affacciano sull’elegante cortile interno, il Comune e gli enti assistenziali hanno nel frattempo sistemato numerose famiglie in difficoltà, riservando solo alcune aule alla scuola serale di disegno per operai "Repossi", avviata al declino negli anni Cinquanta, e per la fiorente "Scuola professionale libera" promossa nel 1945 dalla GIOC (Gioventù operaia cattolica), scuola che nel 1961 confluisce nel nuovo centro di formazione professionale INAPLI, trasformato poi in CFP della Regione Lombardia .

La Fondazione

La gestione della biblioteca e del museo nei primi decenni del Novecento continua ad essere affidata all’“Opera Pia Ginnasio Clarense - Biblioteca e Pinacoteca”, sempre amministrata dalla Congregazione di carità, che nel 1937 diventa Ente Comunale di Assistenza (ECA).
Nel frattempo molte opere (dipinti, incisioni, incunaboli, manoscritti) dovettero sopportare varie peripezie, fra cui il trasferimento presso la biblioteca Marciana di Venezia durante gli anni della prima guerra mondiale; le cinque casse in cui si trovavano imballate ritornarono in sede solo nel febbraio del 1920.
Le donazioni librarie comunque non mancano: nel 1933, ad esempio, il patrimonio morcelliano si arricchisce della biblioteca, dell'epistolario e delle carte private del filosofo Bernardino Varisco, di cui tuttavia si catalogano le opere librarie solo nel 1983, mentre il carteggio viene catalogato solo nel 2003-2004, con la realizzazione del progetto, condiviso con la Regiobne Lombardia e la Soprintendenza archivistica regionale, di Inventariazione di tutti i Beni documentari ed archivistici presenti in “Morcelliana”.
L'ECA, consapevole della diversità di ruoli degli enti sottoposti alla sua gestione, ne promuove il decentramento. La biblioteca e il museo, dal 1939, si trovano inseriti in un composito ente chiamato "Pio Ricovero dei vecchi e Casa d'Industria Cadeo - Ricovero di mendicità - Ginnasio Morcelli", ma nel secondo dopoguerra, con una maggior consapevolezza della natura del patrimonio culturale e delle problematiche connesse, se ne ricercano soluzioni più adeguate.
Nel progetto di “Piano regolatore generale per Chiari” del 1959 è già presente, ad esempio, la proposta (ricorrente) di trasferire pinacoteca e biblioteca nella Villa Mazzotti-Biancinelli, di preventivata acquisizione comunale.
Le fonti locali, tranne rare eccezioni (come il “notiziario” parrocchiale, attento alla vita di Chiari: L’Angelo), tacciono sulle vicende degli anni del secondo dopoguerra. Le notizie e gli articoli del bollettino parrocchiale riguardanti biblioteca e pinacoteca sembrano evidenziare come l’elemento caratterizzante delle discussioni sia stato, dagli anni Sessanta fin quasi alla fine degli anni Novanta, quale assetto istituzionale e gestionale dare a museo e biblioteca, tra le posizioni antitetiche di chi sperava nel rilancio della gloriosa istituzione e di chi puntava su una gestione totalmente mutata, anche amministrativamente, ottenuto finalmente lo scorporo dalle istituzioni di beneficenza ed assistenza.
Il processo di autonomia dell'ente morale "Ginnasio" viene portato a compimento solo nel 1966 con il DPR n. 624, che riconosce personalità giuridica alla “Fondazione Biblioteca Morcelli – Pinacoteca Repossi" e ne approva lo statuto.

La Convenzione con il Comune

Negli anni Sessanta, caratterizzati da grandi fermenti sociali e culturali, anche la giovane Fondazione promuove attività ed eventi in ambito artistico, educativo e formativo. La “Galleria delle stampe” non è più soltanto uno spazio museale, ma viene concepita a tutti gli effetti come una sala polivalente in cui svolgere molteplici iniziative culturali (e questo utilizzo durerà fino all’inaugurazione del nuovo auditorium nel giugno 2006).
Con il trasferimento, negli anni Settanta, di competenze dallo Stato alle Regioni in materia di biblioteche, anche il Comune di Chiari decide di istituire la Biblioteca civica. Viene elaborata e sottoscritta (1974) una Convenzione tra l’Amministrazione comunale e la Fondazione “Biblioteca Morcelli-Pinacoteca Repossi” con la quale si stabilisce che la biblioteca civica trovi spazio nei locali di proprietà della Fondazione e che, pur nella distinzione giuridico-amministrativa e patrimoniale, la gestione tecnica sia unica e garantita dal Comune .
Questo accordo permette di utilizzare meglio le potenzialità esistenti: ad esempio il dott. Vavassori, direttore della Biblioteca comunale, della Morcelliana e della pinacoteca Repossi, nel 1987, con contributi regionali, cataloga il prezioso Fondo librario Morcelli, mentre il dott. Valerio Terraroli, nel 1991, cura il primo Catalogo della Pinacoteca Repossi; emerge chiaramente la volontà di valorizzare il proprio patrimonio anche attraverso l’agile strumento delle serate d’autore (conferenze, concerti…) e delle mostre, talune itineranti.
La convivenza fra Fondazione e Biblioteca comunale dura fino al 1999, quando la biblioteca civica viene trasferita in una nuova sede, appositamente ristrutturata per tale funzione e, conseguentemente, decade la Convenzione in atto fra Comune e Fondazione.

OGGI: la cittadella della cultura

Il Consiglio di Amministrazione (composto dal presidente, Ione Belotti e da quattro consiglieri: Luciano Bertolotti, Fausto Formenti, Gian Paolo Gozzini ed Eugenio Molinari) delibera di non accettare (1997) né l’offerta comunale di trasferire la pinacoteca Repossi presso la Villa Mazzotti, né, nel 2000, la proposta di trasferire la Biblioteca “Morcelliana” presso la nuova sede della biblioteca civica, ritenendo i palazzi di Via Varisco-Via Cavalli -nel cuore della città di Chiari e sedi storiche del museo e della biblioteca- ancora, anzi più idonei ad ospitare il patrimonio museale, documentario e librario di raro pregio, valorizzato dallo spessore storico e dall’aura magica delle antiche sale (si pensi allo splendido “saloncino” ove si conservano i libri e la libreria di Morcelli).
La decisione di mantenere il museo e la biblioteca nella sede storica, si accompagnava tuttavia alla consapevolezza di ulteriori ed improcrastinabili necessità ed impegni: rendere “il” luogo della cultura clarense e della sua menoria storica
idoneo ad una valorizzazione e fruizione sempre più efficace e funzionale con la ristrutturazione di spazi già in uso e il riutilizzo di edifici dismessi (l’ex-officina di un fabbro; solai) o da poco lasciati da precedenti inquilini, adeguando inoltre le strutture ai criteri standard di sicurezza e di esposizione europei ed internazionali.; si sarebbe nel contempo riqualificato un intero isolato del centro storico clarense, contribuendo al suo rilancio e alla sua rivitalizzazione. Delineato un piano di intervento, approfonditamente discusso dal Consiglio di Amministrazione, preoccupato sia per l’onere finanziario da affrontare sia per la consistenza reale delle proprie forze (si rammenti che il Consiglio -cinque persone- amministra la Fondazione a titolo completamente gratuito), nel 1997 sono iniziati i lavori più urgenti dal punto di vista strutturale: si è restaurata la “Galleria delle stampe” trasformata in “Galleria dei Ritratti”; si è ristrutturato il piano sottostante, precedentemente abitato da una famiglia clarense, trasformandolo in spazio per l’esposizione permanente delle sculture di Vittorio Pelati. Ciò è stato reso possibile grazie anche alla munificenza della signora Iris Polidori, vedova dell’artista, che, con un vero atto d’amore nei confronti di Vittorio e della città in cui era nato, ha donato alla Fondazione Morcelli-Repossi non solo un patrimoni artistico notevole (una settantina di opere del marito), ma ha finanziato pure la ristrutturazione delle sale e il loro allestimento, progettato e realizzato dall’architetto Takashi Shimura (1999).
Il trasferimento (1999) della Biblioteca comunale restituiva nel frattempo alla Fondazione altri locali da utilizzare per il proprio progetto che si andava definendo ed ampliando: oltre a criteri espositivi innovativi, che valorizzassero il patrimonio pittorico e scultoreo, era infatti necessario dotare il museo di tutti i sistemi di sicurezza previsti dalla normativa, di spazi espositivi temporanei, di laboratori didattici, di una galleria d’arte contemporanea, di un auditorium. Le sale, precedentemente occupate dalla biblioteca civica, sono state prontamente allestite per mostre temporanee, sì che si potessero organizzare importanti eventi, soprattutto mostre di grafica, tese a valorizzare l’inestimabile patrimonio calcografico, di cui nel frattempo era iniziato il restauro conservativo ed estetico insieme alla sua catalogazione informatizzata (Progetto SIRBeC).
Si procedeva nel contempo anche lungo un duplice e complesso percorso, progettuale e burocratico, volto da un lato ad ottenere le necessarie autorizzazioni regionali per alienare alcune proprietà immobiliari della Fondazione (per autofinanziare la ristrutturazione) e dall’altro lato volto a stendere ed elaborare un progetto di restauro e di riutilizzo di spazi (solai, ex sacrestia, magazzini…) che, da via Varisco a via Cavalli, potessero costituire una vera e propria cittadella della cultura (come alcuni giornalisti l’hanno definita): non solo “cantiere della memoria dei Padri” e luogo di conservazione del grande patrimonio documentario, storico-antropologico ed artistico ivi raccolto, ma anche spazio vivo e coinvolgente per l’intera comunità. Stabilite le priorità, mentre si dotava la Biblioteca Morcelliana di tutti gli impianti di sicurezza necessari, il Consiglio di amministrazione andava definendo con l’architetto Tullio Lazzarini di Chiari, incaricato della stesura del progetto, il piano di intervento. La Soprintendenza per i Beni architettonici ed ambientali, con l’architetto Morato, dirigente competente del territorio, approvava il progetto (2003) e, dopo un complesso iter, anche il Comune di Chiari rilasciava i necessari permessi di costruzione (2004); sotto la direzione dell’arch. Lazzarini, nel luglio 2004 sono iniziati i lavori di restauro e di ristrutturazione.
Nel gennaio 2006, ultimati gli interventi strutturali, in accordo con la Soprintendenza per il patrimonio storico-artistico (dott.ssa Renata Casarin), saimo passati alla stesura prima, e all’attuazione poi, del progetto di riallestimento dell’intero patrimonio museale,. ottenute le necessarie approvazioni dalla Soprintendenza competente.
Considerati i “beni” storico-artistici della pinacoteca Repossi, si è preferito adottare un criterio espositivo a temi, utilizzando il piano terra di Casa Torri come spazio per mostre temporanee e il primo piano come sede della Biblioteca Morcelliana e della Pinacoteca Repossi (Sala delle pale d’altare e Sala della pittura devozionale).
Casa Faglia, ristrutturata per divenire solo sede museale, ospita il percorso nella scultura di Vittorio Pelati, la sala “I Teosa: padre e figlio” e la Galleria dei ritratti con le sculture di Gaetano Monti, il Gabinetto stampe; la splendida ala nord, con gli antichi loggiati aperti sul grande cortile, dotata di servizi e ascensore per disabili, ospita il laboratorio di restauro e movimentazione opere; la sede per i laboratori didattici, il foyer con cortiletto interno, la gipsoteca, le sale dedicate a paesaggi e nature morte dei secoli XVIII, XIX e XX e la Sala Repossi dedicata ai due artisti clarensi: Pietro, scultore, e Giovanni, pittore. Il piano terra dell’ex officina di un fabbro è oggi un elegante auditorium, le cui ampie vetrate si aprono sul cortile, allargando lo spazio fruibile anche all’estreno; al primo piano è allestita la sezione d’arte contemporanea, ove sono esposti dipinti e sculture tutti donati nel 2005-2006, a testimonianza di come il mecenatismo privato sia tuttora vivo e riconosca la Fondazione come luogo privilegiato della cultura non solo locale. Anche il moderno e funzionale arredamento dell’auditorium è stato possibile grazie alla munificenza di Flavio Riva, cui è stato appunto intitolato, in segno di riconoscenza, l’auditorium stesso. Molti altri clarensi, numerosi volontari, con il loro impegno solerte e disinteressato, con il loro contributo professionale, artigianale e finanziario, hanno sostenuto ed aiutato la realizzazione dell’“impresa”.
Il 4 giugno 2006, alla presenza dell’assessore regionale alla cultura, avv. Albertoni, della soprintendente per i Beni storico-artistici, dott.ssa Casarin, del sindaco di Chiari, avv. Mazzatorta e dell’assessore alla Cultura, avv. Consoli, ma soprattutto di moltissimi cittadini, si è inaugurata la “cittadella della cultura”.
Mentre procedeva il complesso iter della ristrutturazione e riutilizzo dei palazzi, la Fondazione ha continuato ad essere operativa sul versante della valorizzazione e pubblicizzazione del proprio patrimonio oltre che della sua conservazione.
La Convenzione con l’Associazione pensionati di Chiari (dal 1999) e la rinata “Associazione Amici della Fondazione” hanno reso inoltre possibile un’articolazione più ampia delle attività con, ad esempio, un insostituibile servizio di guardiania durante l’apertura delle mostre e un aiuto nell’allestimento delle stesse.
Contributi privati, comunali, provinciali, regionali e statali hanno favorito, grazie anche alla fattiva collaborazione con le competenti Soprintendenze territoriali, l’organizzazione di numerosi eventi culturali, sia in ambito artistico (mostre, serate d’autore…) che didattico-educativo (ben 11 “percorsi” offerti alle scuole), ma soprattutto l’attuazione di progetti pluriennali volti all’inventariazione, alla catalogazione e al restauro conservativo ed estetico del patrimonio museale e librario dell’Ente. Si sono realizzati importanti progetti quali: il restauro conservativo ed estetico di numerose opere pittoriche; il restauro conservativo di 232 pergamene; il riordino e l’inventariazione dei fondi archivistici confluiti nel corso di quasi duecento anni nella Biblioteca Morcelliana, che costituiscono un complesso documentario prezioso per antichità ed integrità; la pubblicazione su supporto informatico (dvd) dell’inventario delle pergamene, con riproduzione fotografica digitale integrale di ognuna di esse.; il restauro (con documentazione fotografica) di circa 500 stampe e una cinquantina di cinquecentine; la catalogazione del fondo calcografico antico e moderno e delle opere storico-artistiche della Pinacoteca Repossi con la strutturazione di una banca dati afferente al SIRBeC (Regione Lombardia) secondo i tracciati catalografici previsti dall’ICCD; la catalogazione con la riproduzione fortografica di ciascun “bene” storico-artistico ha dotato il museo di un agile sistema di chiavi d’accesso per la ricerca, con la strutturazione di una banca dati, consultabile anche in Internet nel portale della Regione Lombardia-Cultura al sito web: www.lombardiabeniculturali.it
Anche l’attività editoriale ha visto la Fondazione assai impegnata, ad esempio nel pubblicare i cataloghi dellel mostre, i propri “Quaderni ”, gli “Atti” delle giornate di studio e dei convegni; i manoscritti inediti della “Morcelliana”, tra cui, assai importanti, “Le memorie della prepositura clarense” di Stefano Antonio Morcelli (Ed Morcelliana, Brescia 2007).
Le nuove, recenti e numerose donazioni (di opere librarie: circa 20.000; di opere scultoree, calcografiche e pittoriche -tra cui un olio su tela del XVI sec. attribuito a Tiziano; di pergamene, di paramenti liturgici e mobili antichi…) sono un’ulteriore testimonianza di come i Clarensi e i Bresciani vadano trovando e ritrovando la loro vita storico-culturale nei palazzi di via Varisco.
L’opuscolo “E vide che il servizio era gioia” (stampato gratuitamente dalla Compagnia della stampa, Roccafranca 2006) testimonia la rinascita della fondazione, il mecenatismo pubblico e privato e l’insostituibile opera del volontariato in questo ultimo decennio.

La presidente
Ione Belotti

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