Mario Cassago.
Storia di un artista clarense

Mario Cassago era un ritrattista ricercatissimo nella Milano degli anni Cinquanta e Sessanta.

Seguendo l’impostazione novecentesca, sapeva cogliere l’animo delle persone dallo sguardo, dai tratti essenziali del viso, dalla postura d’una mano. Il resto svaniva come in una visione.

Era nato a Chiari nel 1902 ma aveva presto preso la strada dell’Accademia; a Brera studiò negli anni Venti e fu allievo di artisti celebri quali Alciati, De Rocci, De Amicis, Novello e Gentilini. Fino allo scoppio della seconda guerra mondiale si guadagnò fama di ritrattista con lavori su commissione che gli venivano dalle famiglie della borghesia milanese e brianzola. Solo negli anni Cinquanta riallaccia i rapporti con il gruppo degli artisti clarensi suoi coetanei, Goffi, Signoroni, Pietro Repossi.

Milano lo apprezza: nel 1966 lo invita ad esporre alla Permanente e la sua fama resta solida fino alla morte, nel 1973.

Chiari lo riscopre grazie alla mostra “Il 900 clarense” organizzata dalla Fondazione Morcelli-Repossi in Villa Mazzotti, nel 1994. Ed è ripercorrendo questo legame, assieme ad alcune amicizie clarensi fra le quali spicca quella con il compianto Enio Molinari, che la figlia dell’artista, poco prima di morire, affida al marito il compito di lasciare alla Pinacoteca Repossi tre opere significative del padre. Così è stato. Nella collezione clarense sono giunte, all’inizio del 2026, tre tele di rara bellezza, già esposte nella mostra del 1994 in Villa Mazzotti e conservate dalla famiglia tra le opere che l’artista ha sempre voluto tenere per sé.

Il ritratto della moglie vestita di rosso è un dipinto del 1960 ed è un omaggio che Mario Cassago ha voluto fare all’amata consorte ormai negli anni della maturità. Il cappotto rosso-valentino spicca in un contesto dalle tonalità scure e con il tocco elegante della camicetta bianca e degli orecchini ad anello, incornicia il volto della signora Gianna. Lo sguardo è volto a lato, quasi ad inseguire un pensiero intimo. L’opera è un distillato dello stile dell’autore. Così come più sbarazzino ma non meno intenso è il Ritratto della figlia con il montgomery, dipinto nel 1956. La figlia Chichi è stata spesso modella dei ritratti di Cassago, che l’ha ritratta, di volta in volta, mentre suona il banjo o coglie una mela, sembrava così volerne seguire, con gli strumenti che l’arte gli aveva messo a disposizione, lo sbocciare della fanciullezza e della giovinezza.

Tra le opere affidate alla Pinacoteca clarense vi è anche una tela che sfugge alla classificazione canonica di Cassago e che manifesta aspetti più misteriosi e profondi della sua arte. Si tratta de I cavalieri e la morte del 1964 e rappresenta una sorta di apocalisse che attraversa e stravolge il mondo nelle sue sofferenze. Raggruma in forti pennellare toni, movimenti e inquietudini che Mario Cassago ha sempre inseguito, fin dalla sua gioventù fortemente influenzata da suggestioni tardo-romantiche.

 

La donazione arricchisce la sezione dedicata agli artisti clarensi del Novecento, nelle sale di via Varisco, dove già spiccano Attilio Andreoli, Giovanni Bondioli, Paolo Signoroni, Rina Soldo, Tullio Borsato, Antonio Ricci e Pietro Repossi.