Tra i manoscritti della Biblioteca Morcelliana spicca un volume prezioso per antichità, rarità e, soprattutto, per memoria storica e documentaria: sono gli Statuta et ordinationes Clararum, prima organica sistemazione del diritto cittadino. La loro compilazione risale al 1429, all’epoca in cui il capitano di ventura Francesco Bussone, detto il Carmagnola, ebbe in feudo da Venezia la Contea di Chiari.
L’originale degli Statuta clararum è andato perduto, ma nella Biblioteca Morcelliana ne esiste copia manoscritta, l’unica finora conosciuta.
Il primo a darne notizia e a studiarla, senza consapevolezza che fosse una copia e senza quindi conoscerne il trascrittore né la data di trascrizione, è il canonico clarense Faustino Rhò: nel suo opuscolo La contea di Chiari (Tipografia Vescovi, Brescia 1817), testimonia che il prezioso manoscritto “del 1429” apparteneva al Segretario del Giudice di pace, signor Giuseppe Pagani, il quale lo donò poi alla Morcelliana prima del 1830.
Anche G. Battista Rota, ne Il Comune di Chiari, cita gli Statuta come manoscritto cartaceo conservato in Morcelliana, ne esamina il contenuto giuridico-amministrativo, ma non si pone minimamente la questione se il codice sia o no l’originale del sec. XV. Solo un accurato restauro eseguito nei primi decenni del Novecento ha permesso un’importante scoperta. Nella sua tesi di laurea (1934), di cui esiste copia in Morcelliana, Rita Marcolini può finalmente stabilire che, se “alcuni lo dissero apocrifo… dai cataloghi della biblioteca, dalla scrittura, dalla carta, dall’inchiostrazione e dalle lacune esso risulta un vero apografo. A fugare ogni dubbio il prof. P. G. Lancini, approfittando del restauro del codice e della nuova rilegatura del medesimo, riuscì a mettere in luce l’autore di questa unica copia degli Statuti”.
Il Codice porta infatti nel recto del frontespizio lo stemma miniato del Comune di Chiari e portava , incollata sul verso del frontespizio, una carta con lo stemma miniato del cardinale clarense Gabriele Rangoni.
L’operazione di restauro, rimuovendo la carta con lo stemma del cardinale ha portato alla luce il verso originale del frontespizio con il nome del trascrittore – il notaio Lodovico Zola-, il quale dichiara che il manoscritto nasce con il proposito di rimediare alla rovina materiale (muffa, sudiciume…) del codice originale e segna l’ inizio – Natale 1512 – della trascrizione.
Nella stessa carta, a pié pagina, L. Zola segna, ad opera compiuta, il termine di così paziente, lungo (ben 48 anni!) e coscienzioso lavoro con le parole seguenti:
Ego Ludovicus Zolus notarius …volumen hoc statutorum ordinationumque Clararum manu propria scripsi, istudque ad laudem Dei/omnipotentis sub die decimo octavo maij 1560 scribere finivi. (Io L. Z. notaio…scrissi di mia mano il volume degli Statuti ed ordinamenti di Chiari, che terminai, a lode di Dio onnipotente, il 18 maggio 1560).
Queste righe permettono anche di stabilire il legame fra il notaio, habitator Brixiae e Chiari, dichiarandosi egli filius condam egregij viri domini Nicolai de Claris (figlio del fu nobil uomo Nicolaus di Chiari).
Grazie alla tenacia e alla dedizione di L. Zola per le “cose di Chiari” è possibile ricostruire un periodo importante della storia giuridico-amministrativa, ma anche socio-economica, della città di Chiari.
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