STEFANO ANTONIO MORCELLI 

EDUCATORE, ERUDITO E PASTORE

Atti della giornata di studio nel bicentenario della morte (1821-2021)

 

Chissà se Giacomo Leopardi ha seguito il consiglio del suo primo mentore nei salotti letterari italiani, quel Pietro Giordani che il conte-padre Monaldo aveva in gran dispetto? Nel novembre 1818, il Giordani scriveva al giovanissimo poeta di Recanati: “Che leggerete di bello questo inverno? Io fra le altre cose leggerò l’Africa Cristiana del Morcelli”. Chissà se Giacomino ha raccolto lo stimolo e si è un poco perso nell’infinito dell’erudizione morcelliana?

 

Iniziamo da questo aneddoto per parlare della pubblicazione degli atti del convegno del bicentenario morcelliano, perché meglio di ogni altro dettaglio spiega quanto intrigante possa esserne la lettura. Le pagine che vengono offerte a studiosi, cultori, appassionati e curiosi, sono molto di più della relazione puntuale di un convegno che già aveva spunti d’originalità. La pubblicazione giunge in ritardo, forse, rispetto ai tempi desiderati, ma strada facendo, ogni parte dell’affresco che le singole relazioni compongono è andato arricchendosi di ulteriori scoperte.

 

La Fondazione Biblioteca Morcelli – Pinacoteca Repossi, in occasione del bicentenario della donazione originaria, quella legata al testamento di Stefano Antonio Morcelli, che nel 1821, alla sua morte, donava alla “studiosa gioventù” di Chiari la sua straordinaria biblioteca, ha organizzato una Giornata di studio. Il convegno, tenuto il 21 ottobre 2021, intitolato “Stefano Antonio Morcelli: educatore, erudito e pastore”, promosso dalla Fondazione, al tempo presieduta dalla prof. Ione Belotti, aveva il sostegno ed il patrocinio dell’Amministrazione comunale di Chiari, della Parrocchia dei Santi Faustino e Giovita, dell’Ateneo di Brescia e del Collegio dei dottori della Biblioteca Ambrosiana di Milano. La Giornata di studio già aveva portato alla luce una serie di aspetti nuovi della figura del Morcelli, anche grazie a ricerche più approfondite svolte negli ultimi tempi. La pubblicazione ora comprende i risultati di ulteriori studi ed il contributo di altri autori.

 

Fausto Formenti, decano del Consiglio di amministrazione della Fondazione e raffinato conoscitore e curatore della nostra biblioteca storica, traccia una sintesi della vita del Morelli intrecciando fede, carità e cultura. E modella una raffigurazione a tutto tondo del ragazzo di Chiari diventato gesuita, archeologo, epigrafista di fama europea, ed infine prevosto della sua città. Morcelli si rivela uomo di studi e di progetti, di azione e di opere, una guida per i suoi studenti, per gli studiosi e per la comunità.

Gli atti mettono in luce l’erudito tanto caro al coltissimo cardinal Alessandro Albani, il letterato e lo studioso che stila i tre volumi dell’Africa Christiana, ma anche l’appassionato educatore che ai genitori spiega: “I figli non nascono con la scienza infusa e per questo, fin dai primi anni di vita, occorre impartire loro una buona formazione culturale”. Morcelli mostra una modernità di vedute sorprendente, sostenendo che spetta agli insegnanti “l’abilità di calibrare la proposta didattica rispettando, nei limiti giusti, i tempi e gli interessi dell’alunno”. Di assoluta novità è anche l’analisi che Mario Trebeschi dedica al Morcelli predicatore. È la prima volta che il tema viene trattato, sulle linee del percorso che emerge nel “Diario sacro della città di Chiari”. Fra gli argomenti sviluppati, in occasione di tridui, novene e speciali momenti dell’anno liturgico, spicca il ruolo della Chiesa per la salvezza delle anime. Da questo filone discendono poi i sermoni contro i vizi (cupidigia, avarizia, ubriachezza…) e i sermoni sulle virtù. Anche su questo versante è prevalente l’attenzione ai giovani, invitati con fermezza ad “ascoltare le ispirazioni”.

 

Infine, un argomento che non aveva trovato spazio nella giornata di studi del 2021, ma che è emerso solo nel 2023 grazie alla ricerca svolta da Leonardo Rossi, che all’Università di Anversa fa parte di un gruppo di studio sulle devozioni legate ai martiri, come fenomeno storico a livello europeo. La vicenda di sant’Agape, giunta a Chiari per volere del Morcelli, è emblematica in questo quadro. Il saggio di Rossi segue le sorti del corpo della giovane dalle catacombe di Roma alla cripta appositamente edificata sotto il duomo di Chiari. Da martire sconosciuta a compatrona della città: il tragitto di Agape passa attraverso la costruzione del culto e la risignificazione di quei resti, ponendo i problemi legati al valore dei “corpi santi”. Lo studio è ancora in svolgimento, perché alla ricostruzione storica affianca anche la rilevazione sul campo di quanto rimane di quel glorioso passato, dopo un periodo di onori e fasi di oblio.

 

Per tutte queste ragioni, e per altre che potrà scoprire chi vorrà leggerlo, il volume è molto di più della pubblicazione degli atti di una giornata di studi. È uno dei segni dell’attenzione che ancora anima la storia di Stefano Antonio Morcelli, a più di duecento anni dalla sua scomparsa. E se perdonate l’ardire, questa ricerca viva vale almeno quanto il mausoleo di marmo, scolpito da Gaetano Monti, che accoglie chi entra nella chiesa prepositurale di Chiari. La ricerca e lo studio mantengono vivo quel marmo e vanno oltre la memoria, che secondo un celebre aforisma di Gustav Mahler, pur sempre non è conservare le ceneri ma tenere vivo il fuoco.

 

Il Presidente

Claudio Baroni